Speciale - Giovanni Galeone - Repubblica 14.06.1989 |
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I TIFOSI DEL PESCARA |
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LA CITTA' DI PESCARA |
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da LA REPUBBLICA, 14/6/1989 Sogni perduti da Pescara di AFAF Giocatori e tecnico chiusi cinquanta minuti nello spogliatoio per cercare di capire se il campionato può ancora essere salvato. Non c'è aria di rassegnazione a Pescara, ma la sensazione è che la situazione sia diventata improvvisamente disperata, senza via d'uscita, anche se Leo Junior, la bandiera della squadra, in un angolo, si sforza di convincere tutti che il Pescara c' è e che non tutto è perduto. Anche Galeone parla a ruota libera: «Se il Pescara si trova in queste condizioni la responsabilità è solo mia. La società e i giocatori non c'entrano nulla. E andare a cercare altri colpevoli non avrebbe significato». Il silenzio stampa decretato appena qualche giorno fa dalla società è solo un ricordo dunque: «Sono contrario a questi sistemi - riprende Galeone - non servono a niente. Come i ritiri. Ho sbagliato ad accettarli, dovevo ribellarmi. I miei giocatori devono muoversi e giocare in libertà. Questi stratagemmi servono solo a fare salire il livello di tensione». E la decisione dell' allenatore di interrompere il silenzio stampa, è stata commentata senza rilievi critici dalla società. «Se l'allenatore ha ritenuto di dover rivedere la posizione iniziale concordata con la dirigenza - si afferma in un comunicato - ben venga questa sua decisione, purché si raggiunga lo scopo prefissato della permanenza in serie A». Un obiettivo che almeno per una frangia di tifosi deve essere diventato improvvisamente lontano. Ieri, all'Adriatico, squadra e tecnico sono stati contestati da una trentina di supporter durante l'allenamento. Ma Galeone non ha fatto una piega. «Sono cose che succedono. Due anni fa ci hanno osannato, e adesso ci insultano. Ma non me ne importa nulla della mia carriera - ha detto serio in volto - voglio bene a questa città e voglio che il Pescara rimanga in serie A. La retrocessione? Se proprio deve arrivare... Guardate però cos'è successo a Pisa. Anconetani è uscito a testa alta. Ma è un'eventualità alla quale non voglio neanche pensare, non andremo in serie B, inutile chiedermi se allenerò il Pescara anche tra i cadetti. Dobbiamo fare quattro punti con la Juventus e Pisa non ci sono alternative. Paura? No, ma è certo che questa squadra in attacco non sa più giocare. E' vero, abbiamo preso 8 gol col Napoli, 6 con l'Inter, la Juventus, ma con le piccole non abbiamo mai avuto problemi. E invece ora non riusciamo a fare un solo tiro in porta. Ma è tutta colpa mia - mastica amaro Galeone - mi sono fatto condizionare e invece non dovevo. Certo, siamo stati anche sfortunati, ma adesso fare la vittima non serve proprio a nulla». Qualcuno propone Zinetti centravanti. Galeone sorride, abbozza un palleggio e poi si allontana verso la squadra mentre gli ululati dei tifosi si fanno più minacciosi. L'allenamento può cominciare.
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